Presentati gli esiti degli incontri con gli enti locali alla Commissione Consigliare della Regione Veneto

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Nella mattina di mercoledì 20 luglio sono stati portati dall’Assessore regionale Francesco Calzavara alla Prima commissione permanente del Consiglio regionale del Veneto i temi emersi in esito alla fase partecipativa di aggiornamento del Piano di Riordino Territoriale che ha visto Poleis collaborare con la Regione Veneto nella progettazione, pianificazione strategica e organizzazione degli incontri con gli enti.

In sostanza, l’Assessore Calzavara, con i rappresentanti di Poleis, ha riproposto il tema di base del Piano, che muove dalla considerazione generale che i comuni più piccoli, nei prossimi anni, rischiano di non garantire i servizi minimi alle proprie comunità, tema che interessa in maniera particolare il Veneto, regione nella quale il 52% dei 563 comuni ha meno di 5mila abitanti. È stata sottolineata la duplice necessità di delineare, da un lato, nuovi perimetri territoriali e nuove strutture destinate a supportare l’azione degli amministratori locali, e dall’altro di mettere ordine alla stratificazione degli enti, un fenomeno che rende difficoltosa la gestione delle competenze e delle relative risorse: viene sottesa un’idea di Veneto che cambia strategia attraverso il Piano di Riordino Territoriale nella prospettiva della riforma del Testo Unico degli Enti Locali e soprattutto dell’autonomia. L’Assessore, di seguito, ha ripercorso il cammino svolto con gli enti locali nella fase partecipativa del riordino del PRT: 21 gli incontri, 223 i sindaci coinvolti, con i 7 presidenti di provincia e con i sindaci dei comuni capoluogo. Il riordino potrebbe portare a ridurre fino a 500 il numero dei comuni entro il 2030, obiettivo peraltro considerato indicativo. Quattro le linee fondamentali sottoposte all’attenzione degli enti locali incontrati negli ultimi mesi: la semplificazione dei livelli di governo; la riorganizzazione delle funzioni amministrative di area vasta e la valorizzazione del ruolo delle province, in particolare alla luce delle conseguenze legate alla ‘riforma Delrio’ (ovvero, la L. n. 56/2014 che ha riformato gli enti locali, istituito le città metropolitane, ridefinito il sistema delle province, innovato il sistema delle unioni e delle fusioni dei comuni; e a tal proposito, gli amministratori locali hanno fatto suggerito il ritorno all’elezione degli organismi provinciali e a un ruolo di supporto dell’ente intermedio a favore degli enti locali, su temi quali la partecipazione a bandi europei o il trasporto pubblico locale, a condizione che la Regione detti in maniera precisa e univoca le funzioni); la valorizzazione delle unioni di comuni (spesso ritenute dagli stessi amministratori coinvolti un ulteriore livello di governance che si sovrappone al lavoro dei sindaci e appesantisce, quando non duplica, la macchina amministrativa, sostituibile con forme più leggere di collaborazione come le convenzioni di servizi) e delle unioni montane; le fusioni dei comuni (processi cui vengono opposte resistenze non dovute solo al ‘campanile’: prevale il timore non di potenziare, ma di condividere le fragilità, o le situazioni di esposizione debitoria delle singole amministrazioni; è stato richiesto inoltre di abbassare il quorum referendario e, tramite la Regione, di fornire ai comuni coinvolti nel processo strumenti di approfondimento che consentano una fusione ‘consapevole’). Il tema sarà nuovamente affrontato nel corso delle prossime sedute della Commissione.

 

Fonte: Ansa